Ha segnato la storia del design, ma anche quella del cinema italiano.
Si chiama Lolita di Zanotta, ma viene anche ricordato per essere stato il pouf di Fracchia. Tutti avranno visto almeno una volta la scena girata nell’ufficio del Mega Direttore (Gianni Agus) e l’indimeticabile Paolo Villaggio nei panni del ragionier Fracchia che per sedersi ingaggia un’esilarante lotta personale con il più famoso “sacco” del design italiano.
Ma allora, la Lolita di Zanotta è scomoda? Certo che no. Al contrario, può essere considerata una delle sedute più comode che esistano.
A disegnarla e idearla ci pensano tre architetti della città di Torino nel 1968: Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro.
I tre designer si presentarono all’azienda Zanotta muniti di uno stravagante sacco in Pvc, riempito, per i suoi tre quarti, di piccole palline di polistirene semi-espanso, leggero e facilmente trasportabile.
Il design è rivoluzionario, niente di simile si era mai visto prima.
Priva di una struttura rigida all’interno, non impone nessuna posizione prefissata.
È l’emblema della seduta destrutturata e autogestibile che risponde alla volontà di atteggiamenti più liberi. Priva di struttura rigida, leggerissima da trasportare, la popolarissima Sacco è nata colorata, leggera e anticonformista.
Ricordo ancora, al Salone del Mobile di Milano di un po’ di anni, la festa organizzata da Zanotta per i primi 40 anni di questa fantastico sedile. Si chiamava La commedia del sacco ed era una mostra evento con quaranta pezzi Limited Edition. Per l’occasione il sacco è stato “vestita” in mille modi diversi: lurex, peluches, seta, broccato, paglia.
Ogni volta che mi sedevo, non potevo non pensare al ragionier Fracchia e al megadirettore:
“Si sieda, Fracchia, si sieda.”




